Posts in "bad religion" tag

Dieci canzoni col WOAH che hanno reso la mia vita migliore

Prima che i Coldplay decidessero di sostituire in pieno i testi con questo stilema mutuato dal Panc, ingolfando i loro dischi con cori insopportabili per farsi i segoni ai concerti con la gente che canta Viva La Vida, il WOAH era robba nostra.

Ai concerti, quando c’è un WOAH non si sbaglia mai. Nessuno stona, nessuno si tira indietro, tutto va perfettamente, come deve andare. Il WOAH è sicuramente uno dei motivi per cui ho iniziato ad ascoltare musica, questa musica in particolare, e non me ne sono mai allontanato. Il WOAH lo mettono nei dischi da 30 anni e ancora nessuno si è mai azzardato a dire che ha rotto il cazzo, perché un WOAH fatto come dio comanda non rompe mai il cazzo, è semplicemente impossibile.

Questa è una selezione di 10 WOAH che mi hanno fatto stare bene, in macchina, nelle arene, la notte prima di addormentarmi, in moltissimi momenti che non sto qui ad elencare. Mancano un sacco di pezzi altrettanto importanti e di più; non si tengono conto di alcune cose; si è tentato soltanto un certo bilanciamento fra i periodi in gioco, e nient’altro: per il resto si seguono i miei gusti e basta, e se non vi vanno bene apritevi un blog e chiamatelo il Bananone.

The Offspring – The Kids Aren’t Alright

Il primo WOAH non si scorda mai

Pennywise – Bro Hymn

Paragonando il WOAH alla storia dell’umanità, non dico che Bro Hymn sia la nascita di cristo, ma magari la scoperta dell’america sì.

Dropckick Murphys – I’m shipping up to Boston

Non è mica colpa loro se questo pezzo è ormai parte della cultura dei freakettoni che ballano la pizzica

Sum 41 – Summer

Ero giovane e incazzato, ma prima di tutto adolescente. Andate a fare gli esperti di musica da un’altra parte.

Hot Water Music – A Flight And A Crash

Il primo tentativo, riuscito alla grande, di innovare il WOAH. Sempre secondo me e nessun altro.

AFI – Of Greetings And Goodbyes

Vabbè, chevvelodicoaffà.

Bad Religion – Atheist Peace

Seriamente mi stai per rompere i coglioni perché ho messo un pezzo del 2004 invece che uno qualsiasi dei Bad Religion? Cosa vuoi dimostrare? Che conosci gli album vecchi?

The Bouncing Souls – True Believers

Qui siamo un pelo fuori tema, perché non ci sono WOAH, bensì degli AAAAAH. Scusatemi, ma non sarei andato a letto sereno se li avessi esclusi.

Polar Bear Club – Boxes

Scusatemi, amici, se nel 2010 vi ho cavato la vita con questa canzone. Però non me ne pento. Il WOAH del nuovo corso.

Red City Radio – Two for flinching

La prova vivente che in questo decennio si può fare ancora un disco punk rock pieno di WOAH senza far sbadigliare nessuno.

Ritrovare la verginità al Groezrock

di Girless, per il Fragolone

 

Il Groezrock è una di quelle tappe fisse di ogni primavera. Poi a volte magari non ci vai perché ti mancano i soldi o hai altri impegni inderogabili (tour nel sud italia – io l’anno scorso), ma ogni anno vorresti andarci. E’ naturale. Line up incredibile ogni anno. Per un ragazzotto come me che nel 2000 ascoltava solo punk rock dalla mattina alla sera, diciamo che ogni anno qualcosa di ottimo si trova. Quest’anno la questione era particolarmente emozionante. Ma andiamo con ordine.

Dato che c’ho una morosa (Alice, un applauso), decidiamo di fare un mini tour del Belgio (Bruges-Gand) di cui a voi non fregherà un cazzo, ma per dover di cronaca dico che Bruges è bella ma non troppo animata, Gand è bellissima con un’enormità di gente la sera. Non siamo proprio i classici tipi da campeggio, soprattutto l’amico Nicola che raccattiamo alla stazione di Bruxelles, quindi alloggiamo in un b&b a Geel gestito da marito e marito, Ian e Marco, persone squisite che la mattina ci fanno mangiare troppo e ci trattano troppo bene. Marco ha una sorella che vive in Italia con famiglia e gestisce un piccolo agriturismo nel faentino, Palazzo Zattaglia. Momento pubblicità: dalle foto sembra caruccio e ci han detto che costa poco.

Il venerdì sera c’è un pre-show in un paesino dal nome impronunciabile, solo 350 ingressi, affrettiamoci ad andare. Ma mica per altro, è che ci sono i Rocket From The Crypt che va bene che suonano sul palco principale il sabato, ma vuoi mettere vederli in un locale piccolo piccolo? Andiamo. Là incontriamo anche la truppa di nostri amici che se l’è fatta tutta in macchina (non l’ho ancora detto: noi siamo andati in aereo e abbiamo speso possibilmente meno), tra cui Franz “the Orphan” (un applauso). Festa a Casa Italia. Il resto della line up comprende un gruppo belga di cui non ricordo assolutamente il nome ma che ho fatto benissimo a dimenticare, i Colors Dead Bleed che mi sono perso, gli Astpai, austriaci che fanno punk rock e a cui non ho dato troppo attenzione, gli Smoke or Fire, i Kid Dynamite (gulp!) e i RFTC come detto. Fuori piove. Il complicato sistema dei ticket per le consumazioni (si, in Belgio funziona dappertutto così: compri ticket che poi valgono consumazioni) ci mette in difficoltà, perché in pratica nessuno ha ben capito perché il semplice bicchiere vuoto costasse un ticket la prima volta che poi lo facevi riempire ma se lo consegnavi non te lo rendevano oppure si, insomma, ore di discussione. Smoke or Fire impalpabili, Kid Dynamite imperiosi, RFTC incendiari. Il pre-show ci è piaciuto, se non fosse stato nel buco del culo del mondo senza nulla attorno.

Il sabato parte il Groezrock, che, ve lo dico, è uno dei festival meglio organizzati a cui potrete mai andare, dannati belgi precisissimi. Oltre che essere in un’area molto bella. Il paese è Meerhout, Come sempre bisogna parcheggiare la macchina (si, siamo arrivati in aereo ma poi ne abbiamo noleggiata una, quindi alla fine non abbiamo speso poi così tanto meno) a mille miglia dal festival (pagando eh) ma il tempo è bello quindi 20 minuti a piedi si fanno anche volentieri. Ora, la line up (la mia line up, perché su 4 palchi è difficile vedersi tutto – impossibile direi, pensandoci bene – quindi devi selezionare non senza, sigh, dispiaceri) ve la sciorino in ordine cronologico.

texasisthereasonGR13

Primo gruppo che mi interessa: Joey Cape’s Bad Loud. Che poi sono una delusione fortissima, pezzi debolucci e Joey Cape al limite del compitino, il tutto favorito da suoni pessimi e da un palco (Impericon Stage) che si rivelerà il peggiore dei quattro sotto ogni punto vi sita. C’è chi dice che dalla morte di Tony Sly Joey Cape non si sia ripreso. Sarà, a me non è mai sembrato un mostro di simpatia. Corri corri che nel main Stage cominciano gli A Wilhelm Scream! Che suonano sempre ottimamente e che mi fanno capire che finalmente in festival è iniziato. Ma prima che finiscano mi sposto che all’Impericon (sigh) ci sono i Samiam, che sono il primo di quei pezzi di storia che ogni anno il Groezrock ti propone. Nonostante il palco è un ottimo show, sono tutti un po’ immobili ma non credo siano mai stati movimentati, pubblico ben nutrito il che mi fa piacere. Su Capsized il sottoscritto salta in aria. Sorrisone. Per Kris Roe in acustico pacco nientemeno che i Pulley, che mi piacevano tanto da ragazzino ma che ho già visto, e poi son molto curioso di vedere come s’è ridotto Kris, che gli altri amici che son venuti su in macchina si son fermati due giorni fa a Colonia a vedere gli Ataris e pare che parlando col batterista lui gli abbia detto che Kris è sotto metadone. Ottimo. Andiamo quindi all’Acoustic Stage (che poi si rivelerà il miglior palco di tutto il festival) a sentirlo. E si, la voce c’è ancora e i pezzi anche (curiosità: gli Ataris –nuovi- hanno fatto un ep nuovo ma sia Kris da solo che la band al completo suona solo pezzi vecchi. L’hanno capita), il problema è che lui è ancora più grasso e la sua espressione lascia trasparire droga e depressione. Che peccato. Però San Dimas rimane un pezzone. Piccola pausa e rimango qui che ci sono gli Scorpios, che per chi non lo sapesse sono Joey Cape (ancora), John Snodgrass dei Drag the River e Brian Wahlstrom, e in realtà avevano anche un quarto componente, che era proprio Tony Sly. Quindi il concerto è più un suo memoriale, commovente e piacevole. Soprattutto perché Snodgrass ha una voce che ti ammazza e delle canzoni che lo sono anche di più. Si pesca un po’ di qua e un po’ di là, Tim dei Rise Against va sul palco a cantare un pezzo di Tony (non ricordo quale purtroppo) e il tutto si chiude con International You Day, qualche lacrima, molti applausi. Vado al main stage dove ha da poco iniziato Frank Turner che purtroppo c’ha ancora quella band di imbecilli insieme a lui, quindi non parlo del suo show per protesta perché il bassista è da prendere a schiaffoni dalle mosse che fa, Frank ha perso molto del suo mordente e per me che sono un fan del primo minuto e che avevo avuto il piacere di vederlo a Milano DA SOLO di spalla ai Gaslight Anthem è tutto una piccola delusione. Chi mi tira su il morale? I Grade! Altra perla del festival, direttamente dal Canada dove si sa che tutte le band son brave, chissà che show che faranno. Uno show brutto. Scaletta pessima, scarichi a dir poco. L’Impericon stage non li aiuta, il pubblico è pochissimo. Subito dopo deprimente giro alla tenda del merch dove non c’è un cazzo e le magliette sono tutte brutte. M’ammazzo, vi avverto. Ah macchè, ecco che arriva il gruppo mega atteso: i Title Fight. Autori di uno dei dischi più belli del 2012 (Floral Green). E suonano all’Etnies stage, di cui ancora non vi ho parlato, ma è piccolo e non ha spazio tra pubblico e palco, né transenne. Quindi disastro di gente. A parte che non avevo nemmeno visto mai una foto dei Title Fight, e quando salgono sul palco sti regazzini rimango interdetto. Però oh, show della vita. Palco invaso di gente e credo di aver appena visto il concerto migliore della giornata. Loro non sono i capi del muoversi sul palco, ma suonano perfettamente e mi sembra stiano a loro agio. Perfetta accoppiata band/palco, una delle poche finora. Faccio anche in tempo a vedere 20 minuti di Pennywise in cui è tornato Jim alla voce (applauso). Terza perla della giornata: Texas is the Reason. Che sono la classica band che pensavi non avresti visto mai e invece te li ritrovi al Groez. Mammasaura. A parte che cominciano con Back and to the Left e io già sto male, ma poi suonano praticamente tutto Do You Know Who You Are? e fanno anche qualche pezzo nuovo che dicono che fanno un disco nuovo e quindi sto ancora più male. Ovviamente li fate suonare all’Impericon che è sempre più palco di merda, ma non fa niente, loro hanno spaccato e io sto proprio malissimo. Mi guardo gli ultimi 20 minuti di RFTC, sempre incredibili ma ieri sera era stato tutto molto più bello. Dispiace notare come ci sia ¼ del pubblico che ci sarà subito dopo per i Rise Against. Mi perdo con molto dispiacere Dave Hause che purtroppo ha suonato in contemporanea coi Texas. Il primo giorno si conclude con noi che ci dirigiamo alla macchina mentre i Rise Against suonano, band che ormai non sopporto più e che ho smesso di apprezzare praticamente appena approdati su major, e puramente per ragioni qualitative.

grozerock3

Il secondo giorno inizia prestissimo e iniziare a bere birra così presto è deleterio. Comunque i Nothington iniziano alle 10.30 e ci tolgono le caccole dagli occhi. Punk rock che supera di gran lunga quello dei successivi Dopamines, abbastanza impalpabili. Mi prendo un po’ di tempo per recarmi nell’enorme tenda di distro/banchetti a caso e ci sono almeno 30 vinili che comprerei senza meno e quindi mi deprimo e decido di non comprarne nemmeno uno. Lì di fianco c’è l’acoustic stage e allora vado a vedermi questo sconosciuto PJ Bond, ragazzo basso e barbuto del New Jersey che fa dell’ottimo folk acustico. Accompagnato da un non so chi alla chitarra elettrica, alterna malinconia e furbizia, mi garba parecchio. Credo che sia arrivati a questo punto che, pranzando con delle patatine fritte, mi siedo nel prato e, dal nulla, un ragazzotto belga infila un dito nelle mie mutande, lo sfrega tra le natiche, annusa ed esclama “Oh, man!”. Poi va dal suo amico e si pulisce il dito contro il suo viso. (a parte che che cazzo fai?) hai scelto proprio male ragazzotto belga, sono nel tuo paese da 5 giorni a mangiare merda e voi il bidè non ce l’avete. Dopo il dito del culo che tutti aspettavamo, vado al palco principale a vedere i Flatliners, che negli ultimi tempi hanno perso un po’ di mordente (le prime prove facevano presagire una carriera da urlo) ma mettono su un bel live con una scaletta azzeccata (a parte l’assenza di This Respirator) (tra l’altro c’era Into It Over It in contemporanea, maledizione). Si resta qui perché subito dopo ci sono gli Ataris, ossia Kris Roe con altri tre che io non conosco. Di Kris Roe ho già parlato sopra, la domanda che mi pongo è: che cazzo registri un nuovo ep se poi fai solo canzoni vecchie? E infatti la scaletta a un vecchio fan come me piace anche, se non fosse che lui è davvero alla canna del gas e, nonostante la voce regga, le movenze no, e se Kris Roe si mette anche a suonare la chitarra coi denti a fine pezzo (tra lo sbigottimento generale) evidentemente ci sono problemi più grandi di noi. Vado a vedere qualche canzone di tale Rob Lynch, giovine londinese che, pensate un po’, suonava le sue canzoni nel campeggio del Groezrock l’anno scorso, gli organizzatori lo hanno sentito, lo hanno chiamato a suonare. Bel colpo roberto. È simpatico eh, ma nulla di che. Torno sul palco principale che ci sono gli Strung Out, su cui non devo dire niente ma mi limito a citare il mio amico Cant che ha detto “Le band invecchiano, gli Strung Out migliorano”. Corro nuovamente al palco acustico che c’è Tim Vantol, olandese con passato in varie band punk/hc che adesso si è dato al folk. Ha una band di 6 elementi e, probabilmente per la vicinanza geografica, è l’act con più spettatori qui all’acoustic stage. Disastro di gente, 20 persone sul palco durante l’ultimo pezzo. Lo show si rivela uno dei più divertenti del festival, anche grazie alla qualità delle canzoni e alla bravura della band. Whoa. Faccio anche in tempo a beccarmi le ultime 3-4 canzoni dei Less Than Jake. Un’altra perla del festival di quest’anno era una band che io ho ascoltato molto nei miei anni da teenager, che poi è collassata su sé stessa perché fare pop punk dopo una certa età non si può più. Parlo degli Starting Line, figli di quella generazione Drive-Thru Records che ne ha tirati fuori tanti senza consacrarne nessuno (a parte i New Found Glory). E allora gran nostalgia e gran momento remember, conta che per vedermeli mi perdo Rocky Votolato, e io piuttosto ucciderei che perdermi un suo concerto. Ovviamente la scaletta è di vecchia data, e se l’inizio è uno dei più mosci mai visti (e Kenny Vasoli poi tanto intonato non è mai stato), la seconda metà di show è invece piacevole, la band si carica e il pubblico (esiguo all’inizio) comincia ad essere nutrito. Non mi aspettavo perfezione tecnica a dire il vero. La doppietta finale Leaving / The Best Of Me stenderebbe un cavallo. Pausa cena e poi di nuovo all’acustico per Vinnie Caruana, chi è? Cantante di Movielife e I Am The Avalanche, seminali i primi, evitabili i secondi, fa qualche suo pezzo nuovo e qualche cover delle succitate band, con chitarra e voce. Show discreto, ma considerato il fatto che mi son piaciute solo le cover dei Movielife, che altro devo dire? Mi prendo 50 minuti di pausa e mi salto i Billy Talent. Ritorno all’acoustic che c’è Geoff Rickly, cantante dei Thursday che non riesce ad essere mai contento che le canzoni che canta con la sua chitarrina acustica sono di un’angoscia devastante. Si lamenta il povero Geoff. Ti smolla in fronte una cover di Atlantic City di Bruce Springsteen, però. Ci stava. L’ultima vera band che incuriosisce sono i Flag, che sono Keith Morris e Chuck Dukowski, membri originali dei Black Flag con Bill Stevenson (che coi BF ci ha suonato) e Stephen Egerton di All e Descendents, e c’è pure Dez Cadena, inutilissimo con la sua chitarra che NON si sente. E in pratica fanno solo canzoni dei Black Flag. E sono all’Etnies stage quindi disastro di persone sul palco e stage diving. Ok, la sensazione è quella di essere davanti a un pezzo di storia (sensazione confermata dal nutrito gruppo di spettatori di altre band dietro il palco), ma riesco a capire fino a un certo punto il senso dell’operazione. Insomma, Greg Ginn dov’è? (durante il concerto dei Flag ho sentito le flatulenze peggiori della mia vita, due giorni di festival ti sconquassano l’intestino). Chiudono il festival i Bad Religion che di solito girano in mille ma stasera son solo in quattro, e i pezzi storici li canti, i pezzi nuovi ti fanno capire che sei invecchiato insieme a loro: tu non apprezzi, loro non fan nulla per farti cambiare idea. Enough said.


groezrock2

Bad Religion – True North

Il problema di uno che come me fa finta di fare il giornalista musicale si presenta tutt’altro che finto, ed è: chi ha bisogno di una recensione del nuovo disco dei Bad Religion? Loro sono una garanzia. Quando avete voglia di ascoltare punk-rock ma non sapete che gruppo mettere su perché uno è troppo così e l’altro è troppo colà, i Bad Religion risolvono sempre la situazione, e vanno sempre benone.Bad-Religion-True-North

Quindi ecco, questa cosa che state leggendo non dovrebbe esistere. Solo che, quando apro il mio blog, mi piace molto vedere nella colonnina di destra i dischi, e trovarci quella che a tutti gli effetti dovrebbe essere l’ultima prova discografica della carriera dei Bad Religion. Si chiama dovere di cronaca. A volte fa fare cose inutili. Tipo questa.

Ma è possibile…

Myspace (!!!) e Spin magazine, stanno promuovendo la pubblicazione di una compilation digitale. E fin qua, niente di nuovo, nulla di interessante. Peccato che questa volta la compilation in questione si chiami “Germs of Perfection: A Tribute to Bad Religion“.

In soldoni, l’ennesima bufala che ha i seguenti protagonisti: una band stellare con una carriera clamorosa, uno stuolo di band più o meno giovani e più o meno fighe che riprendono una loro canzone, qualche pirla che continua a cascarci.

Non me ne vogliano le lesbiche più cool del panorama indie Tegan & Sara, o i Polar Bear Club, ma non riesco a schiacciare il tasto play per sentire le loro versioni di “Suffer” e “Better Off Dead”. Non ne ho alcun interesse. Il solo pensiero a dire il vero, mi irrita. Come mi irrita sentire i Fall Out Boy che coverizzano i Jawbreaker, o i My Chemical Romance che scimmiottano i Misfits, o gli Underoath (gli Underoath!!!), che rifanno un pezzo dei Police.

Potrei andare avanti ore ad elencare imbarazzanti cover, e ad esternare tutta la mia insofferenza verso iniziative del genere, ma mi limiterò a fare due semplici cose.

La prima è linkarvi la pagina myspace dove potrete trovare le prime due canzoni pubblicate. QUI infatti,potete scegliere se: ascoltare “Suffer” by Tegan & Sara; ascoltare “Better Off Dead” by Polar bear Club; ascoltarle entrambe; dirottare il vostro interesse verso lidi più stimolanti, come la pagina personale di qualche zozzona.

La seconda è riportare il commento di uno sconosciuto presente sulla pagina di presentazione del progetto: “No offense to the artists involved, but wouldn’t a better title be: How Could This Album Be Any Worse?: A Tribute to Bad Religion“.

Parole sante, bro!