Si potrebbe parlare un sacco di questo disco. Si potrebbero riempire pagine e pagine con complimenti sibaritici, per dirla alla Diprè, con profonde ed estenuanti analisi di quanto questi ragazzi siano tecnicamente ineccepibili e preparati e di quanto siano pieni di talento. Ci si potrebbe soffermare soprattutto sui pazzeschi risultati ottenuti sulla parte vocale o, in alternativa, sulla magnifica produzione.
Si potrebbe continuare andando a cercare quei pochissimi e minuscoli difetti presenti nel disco, piccolezze come una leggerissima sensazione di già sentito o una voce à la Chuck Ragan che ogni tanto compare e che, opinione personalissima, lascia un po’ interdetti. Potremmo pure “lamentarci” del fatto che questo disco non sia uscito in fridaunlò, anche se non credo proprio sia il caso di farlo.
Per chiudere potremmo pure prenderci la nostra solita libertà di sentirci migliori di voi e di tutto il resto della popolazione umana, schernendo chi questo genere di musica l’ha scoperta il mese scorso e ne parla già da esperto. Ma possiamo capire che non tutti possano essere emo dal ’95 come noi.
Si potrebbe parlare un sacco di questo disco.
Eppure sarebbe assolutamente inutile, perché c’è solo una cosa da dire su Knots.
Ossia che si tratta di un disco splendido.
Splendido. Punto.

 

One thought on “ Recensione per ipotesi dei Crash of Rhinos, poi fallita ”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.