Parto spesso prevenuto nell’ascoltare gruppi che prendono certi votazzi dappertutto, specie se sono inglesi, specie se le recensioni escono tipo il giorno prima o la mattina stessa dell’uscita del disco, come si usa fare adesso insomma.

In tutto ciò credo che un ruolo determinante nel farmi piacere questo disco e questa band nonostante tutti questi ostacoli e questo svantaggio di partenza lo abbia giocato senza dubbio la figa. Elena Tonra ha tutto: è una bella gnocca, ha una bella voce anche piuttosto personale, si veste nella maniera che piace tanto a noi maschietti che possiamo a stento permetterci le magliette a 4,95 tinta unita di H&M, ha un cognome vagamente vichingo e fa convergere insomma ogni elemento della sua personalità musicale e non in una freddezza che manda in brodo di giuggiole noi ma soprattutto anche un pubblico femminile che nasconde l’invidia dietro all’ammirazione, quando se una compaesana avesse le stesse doti della buona Elena volerebbero gli insulti e le cattiverie. Sessismo? No dai, o meglio, anche sì, ma sicuramente ipocrita da parte mia dato che questo disco in molti momenti avrebbe mandato a puttane ogni briciolo di mascolinità residua in me se solo una telecamera mi avesse ripreso nei momenti in cui mi sono sorpreso a canticchiarlo come il peggiore dei cretini in gilet da maitre che capita di vedere ai concerti degli XX.

A me i Daughter piacciono sinceramente, oltre alla questione della figa che rimane comunque centrale, perché hanno delle atmosfere che mi ricordano in più punti Bon Iver, perché il disco è architettato bene e registrato pure meglio, e perché pezzi come Tomorrow io non riuscirei mai a scriverli di proposito, e giuro che lo intendo come un complimento a loro e un’offesa a me.

Solo una cosa. Smettila di fare cover del cazzo su Youtube di pezzi famosi e intelligentemente lontani dall’universo Daughter. Mi riempi la bacheca di maschietti in acido e di donnine introspettive ma comunque cool e a me bastano già gli status al modo infinito di eventi strani perfettamente normali di cui non frega un cazzo a nessuno se non alle sedici persone che sono taggate nello status, pratica per la quale ricordo, esistono le chat di Whatsapp, dove forse vi accorgereste che la gente che aggiungete si toglie subito grazie a una nuova tendenza di sdoganamento delle cattive maniere che solo l’avvento degli smarphone ha saputo regalarci.

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