Alla fine è arrivato quel momento dell’anno in cui della musica non me ne frega fondamentalmente un cazzo. Ormai è già un bel pezzo che non leggo recensioni, che non mi informo sulle nuove uscite e che tiro avanti rispolverando dischi sempre più datati.
Non sono mai riuscito a spiegarmi il motivo di questo periodico svarione, anche se quest’anno mi piace pensare sia tutta colpa dei risultati politici delle comunali della mia città. Trovarmi di fronte la prospettiva di cinque anni di Lega Nord mi ha fatto virare con decisione sulla discografia dei Propagandhi che per ovvi motivi non riesco più ad abbandonare. Più li ascolto più mi rendo conto che questi canadesi andrebbero insegnati a scuola. Così facendo, ne sono sicuro, in giro ci sarebbero molti meno stronzi.
Per cercare di uscire da questo impasse sono addirittura ricorso alla soluzione più drastica ed estrema: chiedere consigli musicali ad amici. Salvo poi ricordarmi, dopo pochi minuti, di non provare il minimo rispetto per i miei amici, finendo col ritrovarmi al punto di partenza.
Poi mi sono improvvisamente ricordato di questo blog. Che fa schifo, è vero, e conta un numero di lettori a dir poco esiguo. Il fatto è che i nostri lettori sono pochi ma buonissimi. Perché, a quanto pare, molti di loro suonano in progetti fighi e interessanti. E fortunatamente hanno l’accortezza di inviarci i loro dischi in mail.
Oggi vi parlo di due gruppi che, oltre a condividere ottime letture, condividono anche il fatto di portare avanti progetti interamente strumentali.

I Marmore mi piacciono perché sono tosti. E quando dico tosti intendo che sono belli diretti, potenti, sporchi e tirati. Il loro è una sorta di post-hardcore strumentale, sempre quadrato, che se per adesso non lascia spazio a molte altre influenze riesce sempre a mantenere un bel tiro e non annoia mai. Grazie soprattutto ad una sezione ritmica tiratissima e a dei suoni che riescono nell’intento di metterla in risalto. Paura Della Luce, il loro EP, contiene quattro pezzi e potete ascoltarlo e scaricarlo gratis QUI. In teoria i ragazzi dovrebbero già essere impegnati in nuove registrazioni. Non posso far altro che attendere fiducioso.

Con i The Singer Is Dead ci si sposta su territori più tipicamente post-rock, con una proposta più articolata, complessa e ugualmente interessante. Mi piace moltissimo il lavoro delle chitarre, dagli intrecci più melodici alle parti più tirate e pesanti. Da provare, a tal proposito, l’ascolto dei 9 minuti di “The Story Of A Heart Landing”. Sono tantissimi, sono il primo a riconoscerlo, ma rispecchiano alla perfezione influenze, intenti e preparazione tecnica di questi ragazzi. Di gran lunga il mio pezzo preferito. Il disco è molto maturo, curato e suona veramente bene. Una produzione leggermente più sporca forse avrebbe dato più botta ai pezzi, soprattutto alle parti più tirate, ma è una considerazione marginale dettata dai miei personalissimi gusti di merda, che non intacca minimamente l’opinione positiva che mi sono fatto di questo disco
Anche i The Singer Is Dead sono ragazzi estremamente generosi, quindi QUI sul loro bandcamp trovate streaming integrale e free download del disco.

Bravi ragazzi, musica figa, dischi gratis, band italiane. Quantomeno un ascolto queste due band se lo meriterebbero. Se non altro perché in giorni dove ci giochiamo il mondiale con l‘Uruguay, un po’ di sano e ingiustificato campanilismo non può che portare bene.

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