Facciamo eco a quest’interessante intervista di Alessandro De Cominato a Ilich Rausa, patròn di Rude Records. Ci pare che il contenuto si sposi con la nostra raccolta di materiale informativo attorno al “fare scena”.

di Alessandro De Cominato

LA MUSICA OLTRE LA CRISI

La parola Crisi deriva dal Greco Krino che significa separare, scegliere, valutare, decidere. Nel corso degli anni ha acquisito la funzione di sostantivo “La Crisi”, al quale oggi viene affibbiata un immagine negativa. In realtà guardando al significato profondo della parola la si potrebbe ricondurre a “Scelta”, una scelta drastica che porterà ad una rinascita oppure al baratro. Potremmo quindi dire che l’unico modo per uscire da questa crisi sia compiere delle scelte, decidere attraverso delle azioni che ne sarà del nostro futuro. Le scelte caratterizzano gli uomini e li distinguono dagli altri, un uomo che non fa delle scelte non compie delle azioni e non cambia quindi la sua condizione. In Italia cerchiamo sempre di ben guardarci dal far delle scelte, senza personalità addossiamo la colpa di tutti i nostri mali a quel limbo che chiamamo crisi. “Piove governo ladro!” oggi si potrebbe riadattare in “Piove ladra la crisi”. Il Mercato è in crisi, la Borsa è in crisi, l’Europa è in crisi, l’Italia è in crisi, la politica è in crisi, il governo è in crisi ed intanto nessuno, o quasi nessuno, fa nulla. Per parlare di questo cambiamento, apportando degli esempi concreti di azioni che arrivano direttamente da questo paese, sono andato a cercare nel mondo musicale e nel mercato discografico. Niente come il mondo della discografia ha vissuto un cambiamento così drastico ed una crisi così profonda come in questi anni. Si è passati dalle 106 milioni di copie vendute di Thriller di Michael Jackson a guardare Fnac sull’orlo della chiusura; lo scorso anno Universal ha comprato la storica etichetta EMI (quella dei Beatles) che stava per chiudere mentre quest’anno il video GamGnam Style ha realizzato il record storico di visite su Youtube portando ad un record di incassi per il digitale. Oggi per la prima volta dal 1999 i dati IFPI riportano una crescita del mercato discografico dello 0,3%. Per capire meglio questo scenario contradditorio, come si sopravvive alla crisi discografica affacciandosi sul nuovo mercato, intervisto Ilich Rausa fondatore e proprietario di Rude Records, casa discografica indipendente che nasce a Milano nel 1999 e che oggi vanta collaborazioni internazionali non solo con l’Europa ma con tutto il mondo, lavorando con un più di 150 band.

Come sta andando la giornata a Rude Records oggi?

Meravigliosamente. Abbiamo appena fatto una riunione sulla nostra prossima uscita i This Century, americani, stavamo decidendo su quali piattaforme incentrare la promozione.

In Italia il caso Rude Records è singolare. Da quanto tempo fai questo lavoro e come sei riuscito a far crescere la tua etichetta?

Ho iniziato a far questo lavoro come tutti per passione. Nel 1999 lavoravo al Forum di Assago ed ero costantemente in contatto con il mondo della Musica, non sapevo nulla di discografia ma mi interessava capire cosa volesse dire produrre una band. Così con un amico, Gianluca Amendolara primo socio Rude Records, aprimmo quasi per gioco un etichetta discografica per poter produrre due band di amici (Kevlar HC e No Comply).  Senza la minima idea di cosa fosse un bollino SIAE e di come si stampasse un disco andammo da uno stampatore e stampammo un sacco di copie, furono eccessive a dirla tutta.  Stampati i dischi riuscimmo a chiudere il primo accordo di distribuzione con Self e lì le cose divennero interessanti. Con un disco nei negozi fu necessaria della promozione. In pochi anni presenziando a tutti gli eventi musicali ed ai concerti entrammo in contatto diretto con tutti gli esponenti legati ai grandi magazine ed alle webzine. Riuscimmo ad inserire in una compilation di Rock Sound un pezzo dei Sun Eats Hours, band di Vicenza che avevamo cominciato a seguire. In quegli anni (2002/2003) tutti compravano i magazine e Rock Sound era un punto di riferimento per il nostro genere, avere un pezzo nella loro compilation significa venire ascoltati, essere in vetrina, le cose cominciarono quindi a farsi più serie per noi. In quel periodo in tour in Europa sarebbero arrivati gli Offspring che stavano promuovendo il loro album Splinter, il sogno di tutti era riuscire a fargli da spalla. Scrissi con determinazione ai promoter locali in Spagna, Francia ed in Italia poi a Martin Horne (Agente internazionale degli Offspring) ed anche al general manager di Nitro (Etichetta di Dexter Holland, cantante della band) proponendo i SEH come gruppo di supporto per il tour. Dopo qualche tempo arrivò dagli uffici di Martin a Londra il suo ok e partimmo. Fu grazie all’incontro con queste persone se oggi Rude Records può vantare collaborazioni in tutto il mondo.  Durante la seconda data del tour incontrammo finalmente Dexter Holland, grande sogno di tutti, il quale ci invitò a bere qualcosa con lui dopo lo show in un locale di Barcellona. Dexter aveva già sentito parlare di Rude Records, questa casa discografica Italiana che voleva gestire Nitro per l’Italia. Quella notte Dexter cambiò la mia vita, gli proposi un accordo per gestire Nitro in Italia come Rude Records: noi prendevamo una percentuale sulle vendite e, se le cose non fossero andate, lui non ci avrebbe perso niente. Accettò la sfida e cominciammo a gestire Nitro Records per l’Italia; le cose andarono magnificamente e nel giro di qualche anno (2005/2006) cominciammo ad allargarci in Europa (Germania, Francia, Spagna, Benelux). Nel frattempo mi ero proposto con lo stesso accordo ad altre due etichette americane che mi piacevano, Side One Dummy ed Hopeless, sapendo che non avevano una sede in Europa e anche loro accettarono.

dexter

Scusa se ti interrompo ma è un po’ difficile immaginarselo da Italiano, degli Americani si sono affidati  a degli Italiani per gestire l’Europa?

In America tutto si basa sulla fiducia, devi avere fiducia negli altri e fiducia in te stesso. Noi avevamo investito su noi stessi e questo a loro era piaciuto. Nitro si trovava bene con noi e dicendolo agli altri nella Valley li convinse a lavorare con questi Italiani. La voce cominciò a girare tra le etichette del genere, si chiedevano con chi lavorasse Dexter in Europa e così arriviamo ad oggi  vantando la gestione di  4 etichette Americane in Europa ed un nostro catalogo di band internazionali. Per fare questo mestiere devi avere fiducia in te stesso, guadagnarti credibilità, ma soprattutto devi darti da fare forse il doppio essendo Italiano, e sapere l’inglese quasi meglio di loro.

Oggi come vanno le cose?

Siamo la prima etichetta indipendente Italiana e una tra le poche in Europa che oltre a lavorare nel proprio continente collabora con l’America, sta aprendo delle sedi in Giappone, nel Sud Est Asiatico e trattando per pubblicare dischi in Australia. Usiamo la stessa tecnica che usò Hopeless con noi: diamo fiducia. Rude Records Japan sarà indipendente e Daisuke (il nostro General Manager Giapponese) rappresenterà Rude Records in Giappone così come noi rappresentiamo Hopeless in Europa.

Visti tutti i progetti che avete in ballo si direbbe che voi non ne risentite della crisi. Oggi per te c’è o non c’è crisi nel mercato discografico?

C’è crisi perché il mercato discografico ha dovuto rimpicciolirsi ma allo stesso tempo ha dovuto adattarsi al nuovo mondo, al digitale, e questo ha portato un profondo cambiamento.

Quando è iniziata la crisi o il cambiamento secondo il tuo punto di vista ed avendola toccata con mano?

Nel 1999, esattamente quando ho iniziato questo lavoro, è nato Napster che ha cambiato completamente il mondo dell’industria discografica. Con l’introduzione del Peer to Peer ed il successivo download illegale noi discografici ci siamo trovati difronte ad un grande problema ed un nuovo mondo con il quale non sapevamo come interagire. Personalmente credo che uno dei più grossi sbagli sia dovuto alle major; a mio parere non avrebbero dovuto fare causa a Napster ma al contrario acquisirlo offrendo questo servizio legalmente. Se un dicianovenne è in grado di interpretare delle esigenze meglio di te allora collaboraci non fargli causa. Piattaforme come Youtube che propongono per la maggior parte contenuti musicali dovevano esser ideate dai grandi produttori discografici, forse così le cose sarebbero andate diversamente.  Steve Jobs con iTunes ha reso vendibile qualcosa che prima non lo era e ha riabituato le persone a pagare per qualcosa che poteva essere gratuito, è stato sicuramente nel suo interesse ricevere il plauso ed il ringraziamento da parte dei discografici.  L’industria discografica non è quindi mai arrivata in tempo, è stata assente, si è lasciata travolgere dal cambiamento. Questo è successo perché non si è mai avuta una visione d’insieme e non si è stati per niente lungimiranti. Le piccole case discografiche indipendenti se la prendevano con le major e le major non collaboravano attivamente con le indipendenti, stando a litigare non si è deciso nulla. Questo è stato distruttivo e non costruttivo, non potevi pensare di distruggere il file sharing ed il digitale in un momento in cui internet stava entrando in tutte le case.

Secondo le statistiche della IFPI appena uscite questo è il primo anno dal 1999 che l’industria musicale risulta in crescita. Possiamo dire che la crisi sta giungendo alla fine ed il cambiamento è compiuto?

La crisi c’è ancora. Il cambiamento sta avvenendo in alcuni paesi più velocemente come in Svezia (madre di Spotify) dove il digitale rappresenta il 70% del mercato ed il fisico il 30%; in Australia dove il mercato è suddiviso in 50% digitale e 50% fisico. Per noi invece il digitale rappresenta il 40% ed il 60% il fisico.  L’unico modo per cavalcare quest’onda è trovare delle nuove vie di promozione e distribuzione della musica. A pensarci è incredibile come la più grossa crisi nel mercato discografico coincida con il periodo storico di maggiore fruizione musicale. Per quanto riguarda Rude Records il 2012 è stato uno degli anni migliori, ci siamo ampliati tantissimo aprendoci ai mercati extraeuropei ed allo stesso tempo siamo riusciti a promuovere molte band soprattutto affacciandoci al nuovo mercato digitale con accordi di promozione esclusivi su tutte le nuove piattaforme. Il dato più interessante del digitale è l’aumento degli abbonamenti per le piattaforme di streaming (Spotify, Deezer). Questo significa che le persone si stanno riabituando a pagare per i contenuti desiderati. Bisogna capire che c’è un nuovo mercato, molto più grande del mercato fisico e con enormi possibilità, e capire come interagirci.

adamcarpet

Studiosi e sociologi sostengono che con l’arrivo di un nuovo strumento, in questo caso il digitale, i vecchi mezzi non spariscono semmai vengono integrati. Si può dire lo stesso con il Fisico? I cd non stanno scomparendo?

Il fisico ha ancora il primato sulle vendite però cambia il modo di vendere e cambia il modo di fruire. E’ difficile che oggi un disco si trovi nel posto giusto al momento giusto. Il posto giusto ed il momento giusto per un disco è il concerto; l’ho riscontrato con molte delle nostre band che vendono tantissimi album mentre sono in tour alcune di più che nei negozi, soprattutto perché nei negozi di dischi se ne vendono pochi. Oggi quando vendi un disco devi metterti in testa che non stai vendendo più della musica, stai vendendo un servizio. La musica è ovunque quindi diventa necessario dare un valore aggiunto a quello che stai vendendo. Noi spesso al disco alleghiamo dei gadget come una maglietta della band, un esempio interessante è quello attuato con gli Adam Carpet: il disco viene venduto con una card che permette di scaricare la musica, questa card contiene dei semi ed una volta scaricato il disco la si può piantare nel terreno, innaffiarla ed aspettare che nascano dei fiori. Altri esempi sono i servizi che offriamo ai primi 100 acquirenti di alcuni dischi ai quali regaliamo un pass per l’accredito al concerto e l’accesso al backstage della band. Per vendere dischi oggi bisogna pensare alle diverse forme di fruizione della musica, da un lato è più difficile ma dall’altro è molto più divertente e stimolante.

Del caso di GanGnam Style anche se non c’entra nulla con il vostro genere cosa mi puoi dire? Un esempio da imitare?

(Ride) Eh! Questo è uno degli esempi concreti del cambiamento. Se il fisico non muore ma cambia ed il digitale è il nuovo mercato bisogna che questo nuovo mercato paghi e Youtube paga, circa un millesimo di dollaro a click; se ti fai i conti su quante visite ha fatto PSY vedi quanto gli è arrivato in tasca. Noi guardiamo alla qualità e cerchiamo di rispettare la nostra linea discografica ma se dovessi pensare ad una manovra commerciale quella di sicuro è ben fatta.

Che cosa diresti oggi del lavoro che fai?

E’ cambiato. Una volta era più facile ma oggi è più bello e più stimolante di un tempo, forse perché devi reimparare a comunicare con il nuovo mondo. E’ come tornare a scuola.

Cosa diresti ad un Italiano che vuole fare il tuo stesso lavoro da qui?

E’ durissima. Ci vuole una conoscenza di che cos’era la discografia una volta e che cos’è oggi e sfruttare questo in maniera totalmente innovativa. Bisogna inventarsi dei progetti nuovi ed interessanti ma soprattutto bisogna crederci tanto e sognare tutti i giorni, come per tutte le cose d’altronde.

 

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