Sono da sempre convinto che il mondo si divida in due grandi fazioni. I vincenti e i perdenti. Io appartengo ovviamente alla seconda, avendo toppato tutto il toppabile e potendo vantare una serie di fallimenti che coprono indiscriminatamente qualsiasi contesto della vita quotidiana. Tra i fallimenti più easy e meno problematici non posso non menzionarne uno legato all’aspetto musicale. Il non essere mai riuscito ad imparare le basi della chitarra. Non che ci abbia provato granché a dire il vero. Non ci sono riuscito subito e così ho smesso [cit.].
Però un po’ mi dispiace. Mi dispiace perché avrei potuto scrivere delle canzoni. E avrei potuto provare a cantarle. A grandi linee, so già come sarebbe finita. Avrei innanzitutto avuto il gruppo punk che non sono mai riuscito ad avere. Poi dopo un po’ mi sarei stufato di fare casino e mi sarei buttato sul classico progetto solista in acustico, riuscendo sicuramente a far sciogliere i cuori di moltissime donzelle in giro per il mondo.
Alla fine mi sono accontentato di suonare molto male la batteria e, nonostante tutto, devo dire che mi è andata pure bene. 
Chi invece ha imparato a cantare e suonare la chitarra piuttosto bene è Renato, la principale mente dietro il progetto I Like Allie. Renato ha fondamentalmente fatto tutto quello che avrei voluto fare io, facendolo per fortuna molto meglio. Ha solamente preferito fare un viaggio diverso. Perché I Like Allie nasce come il più classico progetto solista in acustico. Poi evidentemente Renato si è stufato di non fare casino, e insieme a membri di Low Dérive e Teenage Gluesniffers ha deciso di passare al lato oscuro, rispolverando la chitarra elettrica e alzando il volume degli amplificatori.
The Wounds You Leave è un Ep che fin dal primo ascolto mi è sembrato eccellente. Perché ha una fortissima personalità, che traspare dagli arrangiamenti e soprattutto dai testi, sempre lucidi e coraggiosi nel trattare temi estremamente personali con grande onestà.
Ha inoltre tutto quello che deve avere un bel dischino punk-rock, perché è veloce, è rumoroso e ha delle belle melodie che ti permettono di canticchiare le canzoni dopo pochi ascolti, proprio come piace a me. La voce di Renato poi dona un bel tocco “emo” ai pezzi, che mi ricordano le prime cose elettriche di Into It. Over It., i Get Up Kids di Four Minute Mile e pure certi Jimmy Eat World.
A conferma dell’ottimo lavoro svolto dai ragazzi, l’Ep esce per Paper+Plastick. Insomma, non proprio gli ultimi degli stronzi, 
QUI trovate il free download del disco, il cui ascolto è vivamente consigliato.
Per quanto mi riguarda, io vado a prendere in mano la chitarra e riprovo a fare qualche accordo. Ah no, devo preparare la borsa per la partita di stasera.
Dai, sarà per la prossima volta. Promesso.

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