I MIGLIORI DISCHI SECONDO QUELLO DEL FRAGOLONE CHE SCRIVE LE COSE SERIE E CEREBRALI E PENSA DI ESSERE FIGO PER QUESTO

Quest’anno devo ancora leggere una classifica. Un po’ perché il tempo che dedico alla lettura dei blog, soprattutto quelli musicali, ultimamente è diminuito in maniera brutale, perché, improvvisamente, sono diventato grande nel giro di un solo anno, questo; ma un po’ anche perché effettivamente, di leggere listoni di 130 migliori dischi usciti in un anno, alcuni magari 15 giorni fa, senza che lo Scaruffi di turno mi spieghi perché li ha messi, o sappia dirmi anche solo mezza parola su perché quel disco è uno dei migliori usciti nel giro di 12 mesi, non me ne frega un cazzo. Questo non è per fare polemica, è che poi va a finire che quello strano solo io. Se piazzi un disco in una classifica personale senza dirmi cos’è, perché, percome, presupponi che io sappia già di cosa stai parlando. Beh, no, il più delle volte non lo so.

Ok, la classifica forse non è il momento in cui ripetere cose già dette nel corso dell’anno e che i più attenti non si sono persi. Però davvero, la parte bella di una classifica è quando riesce a raccontarti qualcosa, anche qualcosa di apparentemente non raccontabile, come ad esempio la noia e la monotonia di un anno intero: per esempio, Charmer, dei Tigers Jaw ci è riuscito con un disco incredibilmente monotono, scazzato e monocorde, con delle scosse di orgoglio quasi impercettibili eppure potentissime, come al minuto 1:43 della title track, che dà un’improvvisa spinta a una marcia lugubre per aprire a un finale in singalong senza accelerare di un solo battito. O come in I envy your apathy (allegria!) che trasforma in poesia una scarsa voglia di vivere. Come lo scazzo irrespirabile di Soft Spoken e della conclusiva What would you do. Un disco sulla noia tutt’altro che noioso; dicevo, quest’anno sono diventato grande e noioso, grazie a Charmer ho trovato in questa mia nuova condizione di vita del positivo. Non male, no?

Poi quando invece non ci stavo, quando preferivo magari reagire e compatirmi trovavo carne nel disco più maturo e indovinato della ormai consistente carriera dei La Dispute. Rooms of the House è uscito nella prima parte dell’anno ed è il disco emo-post-hardcore contemporaneo perfetto, per quanto mi riguarda.

Another Language dei This Will Destroy You ha un titolo che mi affascina forse ancora di più del disco, che ha il pregio di essere la più importante uscita dell’anno del genere che più mi piace, e che quindi in classifica ci va per forza. Ma se dovessi prendere un disco che ha più o meno tutto quello che cerco nella musica e che mi ricorda anche un live pazzesco dell’anno che sta per passare, scelgo te, Quassù c’è quasi tutto dei Fine Before You Came, anche se hai quasi un anno. Perché sei breve, dilatato, rarefatto, urgente e di poche parole un po’ come vorrei essere io.

Ma non mi si dica che sono una persona triste. Perché al quinto posto ci piazzo We Come From Exploding Stars dei Moonlit Sailor. Il disco più bello della band finora; per dire, a me i Maybeshewill fanno schifo, i Moonlit Sailor sono i Maybeshewill che non fanno schifo. I migliori esponenti del Post Rock felice. Se ne esiste uno.

Menzione speciale per gli Stormo (non trovo le parentesi graffe) che hanno fatto un disco cattivo come non ne ascoltavo da un po’, e per Robin Williams che più che il mio attore preferito è stato la mia persona preferita per un biennio almeno.

 


 

I MIGLIORI DISCHI SECONDO QUELLO DEL FRAGOLONE CHE ASCOLTA MUSICA SENZA COMPROMESSI E SI COMPATISCE DI CONTINUO

 

Riuscire a trovare cinque dischi da infilare nella classifica di fine anno si è rivelata essere operazione quantomai complicata e impegnativa.
Musicalmente parlando ho vissuto l’anno in maniera abbastanza particolare. Ho visto pochi concerti e ho ascoltato pochissimi dischi usciti nel 2014. Un po’ perché ho impegnato gran parte dell’anno a recuperare diversi titoli degli anni passati che mi ero ovviamente perso, un po’ perché, molto tristemente, mi sono accorto che non me ne frega più un cazzo.
A tutto ciò vanno aggiunti due ulteriori fattori. Il primo è che quest’anno, fatalità, mi sono imbattuto in alcuni degli album più “volatili” che mi sia capitato di sentire nella mia misera vita. Dischi carini, interessanti e il più delle volte ben concepiti e ottimamente realizzati, che però non sono riusciti a mantenere vivo il mio interesse per più di qualche giorno. 
Il secondo fattore da considerare è il “fattore delusione”. Alcuni dischi che attendevo con discrete aspettative non si sono rilevati all’altezza, quindi, invece di piazzarli in classifica, mi sono visto costretto a piazzarli nella spazzatura.
Ad ogni modo, qua sotto trovate un buon 80% dei dischi usciti nel 2014 che mi sono preso la briga di ascoltare. I cinque che mi hanno più entusiasmato, altri cinque che trovo comunque piuttosto fighi e cinque che, ahimè, non sono riusciti a convincermi del tutto.
Spero apprezziate l’enorme sforzo.
Chiudo ammettendo che quest’anno non sono riuscito a trovare il mio disco di Natale.

Cosa tanto grave quanto triste.

 

United NationsThe Next Four Years

Sun Kil Moon – Benji

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

J MascisTied To A Star

Joyce ManorNever Hungover Again

 

 

Delusioni:

Andrew Jackson JihadChristmas Island


PrawnKingfisher

The Lawrence ArmsMetropole

Damien RiceMy Favourite Faded Fantasy

The Twilight SadNobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave

 

 

Menzioni speciali:

MonoThe Last Dawn/Rays Of Darkness

PupPup

Black CloudsDreamcation

Have A Nice LifeThe Unnatural World

IdyllsPrayer For Terrene

 


 

I MIGLIORI DISCHI SECONDO QUELLO DEL FRAGOLONE CHE NON SA SCRIVERE MA FA LE GRAFICHE E ASCOLTA MOLTE CHITARRINE

 

Lost in the riotsMove On, Make Trails

Riff dopo riff dopo riff dopo riff dopo riff dopo riff riff dopo riff dopo riff dopo riff dopo riff Riff dopo riff dopo riff dopo riff! riff dopo riff dopo riff dopo riff dopo riff, album complesso e tecnicamente impegnato tutto si amalgama perfettamente senza mai farmi mettere in discussione le loro decisioni in materia di composizione. eh bravi i ragazzi, continuate così riff dopo riff…

Pianos Become The TeethKeep You

Grazie Gesu, disco che esce per la nota Epitaph; questi ragazzi tremendamente christian dopo aver rivitalizzato la scena screamo/hc americana abbandonano gli urlati per entrare nella parrocchia del melodico. Vi consiglio cautela nei primi ascolti per non fare come il kobraz, questo album ha bisogno di più di un ascolto per essere capito. Ha personalità ma dovete dargli il tempo di mostrarvela.

United Nations – The Next Four Years

Ne abbiamo parlato, dai.

 

Moonlit sailorWe come from exploding stars

Ottimo album per far ascoltare del POST-ROCK a chi non ha la minima idea di cosa sia. Suonato in un modo accessibile, canzoni né troppo tirate né virtuose o pretenziose. Ragazzi con tanto talento prodotti dalla migliore etichetta del mondo.

The Great Old OnesTekeli-Li

E concludiamo con il caro e vecchio metallo, dalla bellissima Bordeaux questi ragazzi sfornano il discone black metal dell’anno, il trio di chitarristi riesce a creare un’atmosfera in continuo mutamento, fatta di saliscendi con una melodia che non va mai a scemare. Ottima colonna sonora per questo magico Natale.