I Pianos Become The Teeth sono sempre stati uno di quei gruppi che sostanzialmente non mi sono mai filato. Sono sempre rimasti lì, ad occupare uno spot su Itunes e qualche centinaio di mega sul mio HD. Senza mai riuscire ad entusiasmarmi o a farmi abbastanza cagare da spostare i loro dischi nel cestino.
Con il nuovo Keep You hanno deciso di darsi una bella ripulita e di rivoluzionare completamente la loro proposta musicale, abbandonando del tutto urla e territori del post-hardcore e alleggerendo quelle vaghe influenze post-rock presenti nei precedenti lavori.
Lo spiazzamento provato inizialmente mi ha così portato ad un ascolto più attento, e questo ascolto più attento mi ha portato ad un cambiamento piuttosto deciso nella valutazione che avevo di questo gruppo. Perché questo disco fondamentalmente ha rotto tutti gli indugi che fino ad ora li avevano salvati dal cestino virtuale del mio computer.
Io ve lo devo dire, a me questo Keep You non piace proprio per niente.
E il radicale cambiamento che li ha visti protagonisti, vi posso assicurare, non ha nulla a che fare con questo mio netto cambio di posizione.
Semplicemente, più lo ascolto e più mi convinco che questo MAPPAZZONE di emo, alternative/college rock dal nauseante sapore “christian”, non sia in grado di dare nulla a me e più in generale alla musica. Come non lo è stato nei suoi “anni d’oro” e come non lo sarà mai.
Keep You mi da l’idea di essere il classico compitino fatto per strappare la sufficienza senza particolari sforzi. Sufficienza che tra l’altro, paradossalmente, credo meriti appieno. Perché è inutile raccontarsela, il disco suona bene. Benissimo. È un prodotto confezionato con criterio, cura e attenzione. Sono sicuro che molti lo apprezzeranno e in questo non c’è assolutamente nulla di male.
Per me però rimane un disco anonimo, ruffiano e insipido. Dove, in tutta onestà, non sono riuscito a sentire in nessuna traccia la personalità della band, persa tra soluzioni sentite migliaia di volte e melodie che mi sembrano diventare sempre più deboli e ripetitive di ascolto in ascolto.
Ad ogni modo, se inspiegabilmente sentite la mancanza di certi gruppi e certe sonorità fiondatevi immediatamente su questo disco. Vi assicuro che nel giro di qualche canzone vi troverete, pene in mano, a venir meno a un paio di comandamenti di Dio Nostro Signore.
E mentre lo fate, prima pensate a me, che nonostante tutto vi ho consigliato tale ascolto.
E poi vomitate, pensando agli opinabili modi che nel frattempo avrò trovato per imitarvi.

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