Vivere a Padova, devo ammetterlo, non è poi così male. In fin dei conti è un bel posto. Non è né troppo grande né troppo piccola, esteticamente è piuttosto gradevole e si trova a metà strada da diversi punti d’interesse. Mare, montagna e città più attrezzate.
Ha l’unico difetto di essere in Veneto. E in effetti è un gran bel problema, perché il Veneto può vantare un discreto numero di cose estremamente irritanti. Gli indipendentisti. L’orgoglio veneto, che ancora non ho capito che diavolo sia. I bestemmiatori folli che ogni domenica sono in prima fila in chiesa. Bitonci. E chi più ne ha più ne metta. Di questo deprimente quadretto mi sento di salvare, appunto, solo le bestemmie. Quelle spaccano. Quelle fanno ridere. Sono l’unica cosa in grado di farmi sentire ancora virile, assieme all’alcool e alla confezione di Cialis che custodisco gelosamente nel comodino di camera mia.
Nell’immaginario musicale solitamente dare addosso alla propria città di provenienza è un classico piuttosto abusato. Anche se sei di New York, o, ancora meglio, se sei uno svedese sovvenzionato e coccolato dalla mano statale.
Io invece negli anni mi sono concentrato maggiormente nel dare addosso ad altre città. Anche senza conoscerle. Anche senza motivi fondati. Non so spiegarvi perché, ma temo che questo comportamento viaggi parallelamente al mio apprezzamento per Padova. Mi spiego, temo che l’incensare la mia città snobbando le altre, faccia parte di un processo di auto-convincimento atto a mascherare la mia schifosa pigrizia e la mia totale mancanza di iniziativa e spirito d’avventura.
Anche perché basta scostare la sottile patina in superficie per accorgersi che le mie brutte opinioni sulle altre città non fanno altro che mascherare un sentimento di invidia e un senso di inferiorità nei loro confronti che non sono mai riuscito a togliermi di dosso.
Occorre specificare che invidia e senso di inferiorità derivano dal confronto diretto tra città basato sulle due cose più importanti del mondo. Le uniche per le quali valga ancora la pena vivere. Calcio e musica.
Provo a farvi un paio di esempi pratici. Senza fare troppa strada, rimanendo in Veneto.

Cominciamo da Verona. Ho sempre detestato Verona e i suoi abitanti. Perché è sicuramente più bella di Padova e ci massacra per bene negli ambiti sopra citati.
Innanzitutto questi (purtroppo) hanno vinto uno scudetto, mica cazzi. E non uno qualsiasi ahimé, quello 84-85. Il campionato con le designazioni arbitrali ottenute col sorteggio a gruppi. Forse l’unico campionato in età moderna libero da qualsiasi dubbio e ipotesi di complotto.
Purtroppo si tratta di un’impresa storica, la classica “storia da raccontare ai nipoti” con tanto di puntata di Espn Classic dedicata. Quel personaggio di Bagnoli, il gol senza scarpa di Elkjaer, Nanu Galderisi vecchio cuore biancoscudato, il campionato vinto davanti al Napoli di
Maradona e alla Juve di Platini. A noi padovani una cosa così chiaramente non potrà mai capitare. Ormai siamo fuori tempo massimo, e viviamo in una città che in vent’anni non è mai riuscita a sistemare uno stadio che è da sempre fonte di scherno e vergogna.
E quindi Hellas merda, sempre e comunque, ma non avete idea di quanto avrei voluto essere un quindicenne veronese nel 1985. E non finisce qui.
Conoscete i Rituals? Se sì, siete dei grandi, altrimenti siete dei poveracci.
Band, ahimè, veronese. Clamorosa quanto sottovalutata. Giuro che farei carte false per averli di nuovo in giro. Ho avuto la fortuna di vederli “crescere” e mi ci sono ovviamente affezionato. Dagli inizi in stile Kid Dynamite, al periodo Wynona con un occhio di riguardo ai Lawrence Arms, fino ad arrivare a Celebrate Life, che credo sia una delle cose più belle mai prodotte da un gruppo i
taliano.
Negli anni ho cercato di trovare degli aggettivi che potessero riassumere questo disco, senza mai riuscirci. Troppo originale, troppo ispirato per poterlo descrivere in modo completo.

A volte credo che la cosa migliore da fare sia semplicemente ascoltare, rendendosi conto di star impiegando il proprio tempo, per una volta, in maniera ottimale.

Cominciate a capire cosa intendo?
Possiamo passare al secondo e altrettanto eloquente esempio: Vicenza.
Procediamo per gradi. La storia calcistica del Vicenza è purtroppo fighissima, e il potersi vantare di aver avuto Rocco e svezzato Del Piero non credo sia sufficiente ai padovani per salvarsi. Perché ci sono superiori, nonostante il ridicolo nome Lane Rossi e i recenti quindici ripescaggi negli ultimi quattro anni.
Paolo Rossi e il secondo posto da neopromossa, il Divin Codino, la coppa Italia con Guidolin e quella pazzesca semifinale di Coppa delle Coppe mettono sempre i brividi. Murgita, Otero, Di Carlo, Jimmy Maini, il toro di Sora e quel fenomeno di Zauli. Tantissima roba, specialmente per i nostalgici della mia generazione.
E nella musica la batosta si fa ancora più umiliante.
Basterebbe citare i Derozer per chiuderla qui.
Giusto per farvi un esempio, qui in due minuti mi si sbeffeggia su tutta la linea.

E poco importa che piacciano o meno, io in primis ho sempre preferito i Punkreas, ma qua si parla della storia del punk-rock italiano.
E i Derozer non sono altro che lo specchio di una “scena punk” che nonostante i recenti stenti, a Vicenza è sempre stata sanissima e più che mai viva. Soprattutto negli anni della mia turbolenta giovinezza, quando nei miei magnifici occhi azzurri splendeva la luce della speranza, ormai spenta dalle troppe lacrime.
Ho avuto la fortuna di vedere diversi concerti pazzeschi, Latterman, Since By Man, Dead To Me e Owen, giusto per citarne alcuni. Sempre in posti fighissimi e sempre pieni di gente.
E ho avuto la fortuna di imbattermi in un paio di band locali che con gli anni sono diventate per me estremamente importanti.
Una su tutte, gli Argetti.
Gli Argetti erano una bomba a mano, perché riuscivano a mixare l’hc melodico con tutto quel filone emo-punk di casa No Idea, che in quegli anni mi aveva letteralmente fottuto il cervello.

Il loro ultimo EP, registrato prima di scomparire, è quello che in fin dei conti mi ha preso di più, nonostante il cambio di rotta piuttosto deciso.
Temo sia molto difficile da recuperare ed è un peccato, perché i sei pezzi di New Seeds sono uno più bello dell’altro. Tra punk-rock all’americana, post-punk all’inglese e le solite melodie eccellenti.

Spiace che entrambi i gruppi abbiano deciso di smettere subito dopo aver buttato fuori un disco della madonna. E spiace, cercando di riportare la riflessione ai giorni nostri, che non abbiano potuto usufruire appieno dei mezzi di comunicazione che oggi la fanno da padrone. Facebook su tutti. Fuori giusto di qualche anno, sono sicuro che avrebbero potuto ricevere le meritate attenzioni e avrebbero evitato di diventare una sorta di feticcio per pochi appassionati. Cosa che, per carità, mantiene sempre e comunque il proprio fascino.

E quindi, in definitiva, a me padovano cosa rimane? Lalas e i due anni passati in A più per caso che per altro non mi possono bastare. 
Così come non può soddisfarmi sapere che Padova è conosciuta ed apprezzata per i gruppi glam e hard rock.
Glam e hard rock.
E quindi non è vero che a Padova si sta bene ragazzi. Non è un bel posto. Padova fa schifo.
Il Santo è pieno zeppo di mendicanti rompicoglioni e venditori ambulanti di santini, Prato della Valle è una merda, ogni settimana apre una nuova hamburgeria che vorrebbe farmi pagare un hamburger 20€, lo spritz fa cagare e se voglio andare a sniffare coca a Milano mi devo fare 3 ore di macchina.

Let’s set this city ablaaaaze…