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Il rock è morto, lo split invece sta benissimo

Non ho mai avuto una grandissima opinione degli Altro, ma per fortuna c’è dell’altro, ovvero gli Altri. Mi arriva giusto qualche giorno fa una mail per chiedermi di parlare di uno split. A me gli split hanno sempre affascinato, come tutte le cose che richiedono cooperazione e non si risolvono in chiacchiere fuffa e bellescritte, ma danno vita a cose tangibili come dei dischi, in cui due band finiscono per confrontarsi e a tratti completarsi l’una con l’altra. Anche se magari non c’entrano un cazzo. È da un po’ che c’ho in testa di fare uno split con la mia banda, e presto o tardi ci riuscirò; il difficile è trovare una band abbastanza scarsa da non farci sfigurare troppo.

Tornando a noi loro, l’aggancio è giustamente affidato agli Altri, che si muovono su coordinate Raeinesche pur in spazi più dilatati. Girando il lato, si scende direttamente all’inferno, nel claustrofobico, sporco e spaventoso drone/noise degli Uragano. Il tutto scorre senza particolari sussulti, c’è da dire, ma vedere la lettura del disco come confronto aggiunge parecchia carne al fuoco. A volte la musica è bello anche analizzarla, chiedendosi perché due band si scelgano l’un l’altra per condividere un disco. È uno dei casi in cui lo split acquista più senso, in cui paradossalmente, l’altra band riesce a raccontare la tua molto meglio di quanto non ci riesca tu.

Ascoltatelo, è qui.

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