fbpx

Marco Vezzaro

2020 diviso quattro

Poteva essere un anno senza musica, è stato un anno senza scuse

Panc nella testa

I Title Fight riconciliano uno sbandato per la musica difficile e pallosa

Il post socio-antropologico sull’etica dell’autoradio e della musica in macchina

Un giorno risalendo la via dove avevo parcheggiato la mia auto la vidi da lontano, stranamente illuminata al suo interno. All’inizio pensai che fosse l’effetto del lampione a fianco, poi mi accorsi che la portiera era accostata. Gettai l’occhio dentro. Mi avevano rubato tutto il contenuto del vano portaoggetti (alcuni documenti, volantini pubblicitari vari, un portachiavi della Gazzetta dello Sport) lasciando lì soltanto un pacchetto di crackers annata 2007; mancavano all’appello anche tutti i miei cd masterizzati, un berretto della Fila comprato da Pittarello per 4€ e novantacinque, e il frontalino dell’autoradio. Giuro, solo il frontalino.

Ebbe così inizio il mese più brutto della mia vita, che scalzò in classifica quello successivo alla rottura della mia autoradio precedente, che andava ancora a mangianastri con tanto di autoreverse. Avevo la cassettina adattatore che si attaccava con un minijack a dispositivi più moderni, tipo il lettore mp3.

Il rumore del motore della mia auto non mi fa, al contrario di molti miei compaesani, venire il pene eretto. Anche perché la mia auto è una Innocenti. Al massimo mi fa venire i brividi, facendo partire il toto-cosafaquestorumoreorrendo. C’è qualcosa di squisitamente antropologico nell’impianto stereo dell’auto. Non è, per me, il semplice atto di ascoltare la musica in un luogo – la mia macchina – come un altro. E’ un contesto che cambia tutto. Si dice che l’uomo cambi completamente atteggiamento mentre guida, e sia molto più portato alla violenza e all’insulto. Non so quanto ci sia di scientifico in questo, ma posso testimoniare che è vero; e in qualche modo si riflette anche sulla sfera musicale.

Il mio con l’autoradio è un rapporto difficile, che oscilla fra feticismo, prepotenza e mancato rispetto dei limiti di uno stereo in quanto apparecchio tecnologico, e non come mio schiavo sonoro. Per esempio, non ho ovviamente letto il manuale d’istruzioni della mia ultima autoradio, e avrei fatto meglio a farlo. L’ho presa perché va con la chiavetta usb, creando un paradosso tecno-temporale quasi angosciante, nel momento in cui si fissano i led blu coloratissimi e questa memoria portatile che spicca come una protesi sulla plancia squadrata di plastica di una macchina immatricolata nel 1993. Ho speso quasi 30 euro per una chiavetta usb da 16 gb, il mio minimo sindacale quando si tratta di portarsi dietro della musica. Ho perso quasi un’ora a dimezzare i miei giga di musica per farceli stare tutti, catalogarli secondo il nome e il titolo del disco per scoprire poi che l’autoradio legge sì fino a 16 giga, ma solo fino a 128 cartelle. Ora, selezionate 16 giga di musica dal vostro hard disk e provate a vedere in quante cartelle li avete ordinati (a proposito, se qualcuno vuole scambiare una chiavetta da 16 gb con 4 chiavette da 4gb mi contatti tramite i commenti qui sotto).

Con la chiavetta ho però risolto un grave problema, quello dei cd strisciati. Ho scoperto, in tanti anni, che i cd non si strisciano tramite frizione con altri corpi. Si strisciano col semplice passare del tempo; è il loro modo di invecchiare, tipo i cerchi degli alberi. Giuro, avevo fatto un cd mp3 con parecchi dischi grunge, ma stava lì solo per completezza diciamo, il grunge non lo ascolto quasi mai. Una volta l’ho messo su perché mi andava di risentirmi In Utero e saltava tutto. L’ho estratto ed aveva degli strisci che parevano nuovi pure quelli.

Ma al di là dei problemi tecnici, c’è dell’altro, c’è qualcosa di diabolico dietro al trovarsi in un abitacolo di 1 metro e mezzo quadrato ad ascoltare musica. In primis, la solitudine acquista un valore rassicurante con la tua musica preferita e il riscaldamento acceso (o il finestrino abbassato, a seconda della stagione) mentre in realtà ti trovi dentro alla principale causa di morte violenta dei tempi moderni. Ma quando non sei solo, vorresti esserlo comunque, o vorresti che comunque tutti quelli che stai scarrozzando fossero soli come te. Quello, quando porti in giro gente e metti della musica, è il momento in cui decidi tutto tu e non può andare altrimenti. Cerco di essere sempre abbastanza accomodante con le persone; se mi capita di ospitare sul mio sedile dei passeggeri gente che so che non gradirebbe l’ascolto di musica hardcore, non metto musica hardcore. Per fortuna ascolto anche tanta musica melodica, gradevole, molle, leggera. E viceversa, se sale in macchina con me gente che non si abbassa ad ascoltare musica per ragazzine, metto cose pesanti. Insomma, provo a venire incontro alle esigenze di chi deve condividere le onde sonore con me, ma tante altre volte me ne sbatto. Certo non lo faccio mai apposta, per affronto, ma in fondo è la mia macchina. Per questo stringo i pugni sul volante quando qualcuno tocca l’autoradio; quando skippa una canzone, abbassa o alza il volume senza il mio permesso. Mi sale un brivido sulla schiena, tipo quando sento la gente spezzare gli spaghetti prima di buttarli in pentola o sgasare la coca cola prima di aprirla. L’altro giorno alla mia ragazza è squillato il telefono mentre era in macchina con me, ha risposto, e mentre rispondeva mi ha chiesto con gentilezza se potevo abbassare. Le ho sorriso a denti stretti e ho abbassato mentre lei si intratteneva al telefono. Sotto a quel sorriso, volevo prenderle il telefono, gettarlo fuori dal finestrino in mezzo al traffico perché fosse fatto in mille pezzi da un camion, fermarmi, farla scendere e costringerla a inginocchiarsi e chiedermi scusa per aver anche solo pensato di poter prevaricare la legge che mi investe del potere musicale assoluto all’interno della mia macchina.

Per non parlare di chi si presenta in macchina mia con un cd scelto o addirittura masterizzato da lui, da ascoltare per il viaggio.

bambinoidiota

Mi verrebbe voglia di partire a razzo tranciandogli la testa tra la sfesa del finestrino. Purtroppo la ripresa della mia Innocenti non me lo consente.

Ho un problema, lo so. Scarrozzo sempre in giro tanta gente senza chiedere un euro, ma li vorrei tutti zitti in religioso ascolto di ciò a cui io riservo un religioso ascolto. Vorrei che notassero le stesse parti che noto io, e invece va a finire sempre che iniziano a parlare in concomitanza con la parte più bella della canzone che sta andando. Far ascoltare musica alla gente in macchina è un continuo esperimento di potere che fallisce.

E’ tanto grave, dottore? autoradio

Panc nella testa

I Title Fight riconciliano uno sbandato per la musica difficile e pallosa con il primo vecchio amore, il Punk Rock

Read More +

Blink 182 – Dogs Eating Dogs

Sono andato per curiosità sul sito dei Blink verso Natale, ho visto un video trailer del loro nuovo ep in uscita di cui assolutamente ero ignaro, mi sono gasato e ho fatto

Read More +

The Snips – Highs of Low

Il mio problema con il pop-punk/hardcore melodico/punkrock è che la mia vita fa troppo cagare per mettermi spesso nella disposizione di ascoltarlo, gasarmi in macchina con occhiali da sole e braccio fuori

Read More +

Now, Now – Threads

Speravamo tutti fosse un bluff, ma alla fine il decennio delle donne è arrivato. E, oltre al 50%delle preferenze obbligatorie al seggio elettorale, le vediamo spadroneggiare anche nelle classifiche indie. In genere

Read More +

Title Fight – Floral Green

Un disco punk-rock oscuro, inusuale e maturo di una band che viene dall’hardcore melodico nuova scuola e ultimamente si avvicina molto ai tourmates Make Do And Mend, superandoli però. Accontentarsi del punk-rock classico

Read More +

Basement – I wish I could stay here

Che fighi sti Basement. Che fighi. Davvero non ho più parole per descriverli. Anche perché sarebbero le solite: disco emo, voce spezzata, chitarre acidine e melodiche, ritmi sostenuti. Però, oh, che fighi. Tra

Read More +

The Gaslight Anthem – Handwritten

La doppietta iniziale è esaltante. Il resto del disco è una sequela di canzoni carine, godibili, giusto da 6. Quindi facciamo così, se le undici tracce di Handwritten fossero una formazione fantacalcistica, ne uscirebbero

Read More +

Distanti – Mamba Nero

Come nella storia di al lupo al lupo, alla fine a furia di far circolare voci sullo scioglimento dei Distanti, i Distanti si sono sciolti davvero. E il loro ultimo Mamba Nero

Read More +

Castevet – Summer Fences

Io i Castevet ancora non li ho ben capiti. A sentirli non comunicano certo allegria, neanche negli episodi più spinti di Echo & The Light (scorrete giù, vi ho linkato la recensione già fatta). Però ci

Read More +

Moving Mountains – New Light

Mai un disco tanto inutile, quasi al limite del ridicolo, mi è piaciuto così tanto. Queste sono 4 canzoni che i Moving Mountains pescano dalla loro discografia (tre dischi, di cui uno

Read More +

mewithoutYou – Ten Stories

C’è stato un periodo in cui per questi stronzi cristiani avrei fatto di tutto. E certe cose folli le ho fatte pure. Poi ha cominciato ad andare tantissimo di moda il folk, più

Read More +

State Lines – Hoffman Manor

Sembra che abitare vicino a spiagge tamarre statunitensi doni qualcosa in più a chi si mette a fare pop punk. Questi State Lines di Long Island mi piacciono come non succedeva da tempo nel

Read More +

withemes on instagram

This error message is only visible to WordPress admins

Error: No connected account.

Please go to the Instagram Feed settings page to connect an account.